act 293 · loss · sick · cd

tracklist:
01 perdition
02 the (broken) promise ring
03 mania
04 session 02
05 and maggots surrounded her (the waste that was to be part ì)
06 false impressions
07 wound
08 despondency

upc 821272211020
release date: 31october2014

with his third album 'sick' the american artist dan fox a.k.a. loss presents a fresh aural facsimile of his feelings, imagination and passion, transmuting pain, sorrow, love and hate into a powerful sonic ride. once again loss proves his ability of working with an impressive selection of sounds and of arranging them with great skill into an authentic image of sonic mastery.

throughout these eight lengthy tracks the listener will be captivated by loss' distinguishable manner of composition dispatching a pure, cathartic energy. a broad range of different sound elements like distorted beats, selectively applied samples, a digitalized voice, and even doom metal guitar riffs have been used to generate a striking work of art. dark, poignant ambient electronics, sublime samples and ingredients of primordial industrial music as equitable components produce a very emotive unity, combined and juxtaposed with great care. highly recommended.

discography 10.2k14:
sick. cd. ant-zen act293. 2014
transcontinental desperation (w/ philipp münch). cd. ant-zen act295. 2014
i am but the sum of my conditions. cd. ant-zen act283. 2013
you are what eats you. 7". spectre s24. 2006
i kill everything. cd. spectre s19. 2005
a letter that will never be sent. 3" cd-r. inner demons ind001. 2004

loss official website:
www.innerdemonsrecords.com
www.facebook.com/innerdemonsrecords

reviews:

a review in russian language can be found on the machinist's webpage:
www.machinistmusic.net

flux project
un album sulfureo, profondo quanto la bocca dell'inferno, electro al suo massimo, nero come la pece, tetro, lento ed elaborato. non un lotto di brani ma un viaggio nei meandri della terra, lì dove il sole non può sorgere. schiacciamo play e veniamo catapultati in un'oscura prigione sotterranea. un'atmosfera sinistra ci accompagna per poco più di un'ora. un viaggio in cui ogni brano è una tappa. al termine del viaggio non si trova luce, anzi: l'unica via di salvezza è schiacciare nuovamente il tasto play e ricominciare il viaggio. abbiamo conosciuto loss con il finissimo, di pregiata fattura, album con philipp münch, uscito nel marzo di quest'anno, un capolavoro dell'electro industrial che portò il nome di transcontinental desperation. qui però parliamo di un altro album che in una certa misura si discosta dall'album della collaborazione. sick è un monolite lungo e pesante che ci estrania e ci fa viaggiare lì dove non osiamo andare mai, nella nostra oscurità interiore. l'opener parla chiaro: perdition è una dichiarazione d'intenti: il primo pensiero, ascoltando quelle sonorità space, è di essere finiti nella distopia di 2001 odissea nello spazio del maestro americano kubrick. musicalmente siamo in foschi, foschissimi territori dark ambient. dopo poco più di nove minuti il viaggio riprende verso l'electro, finissima, lenta, pesante e pressante, con the (broken) promise ring, un episodio fortemente emozionale e sentito, patemico. qui la voce di dan fox è pesantemente filtrata e incomprensibile, non esattamente infernale, piuttosto proveniente da un mondo sconosciuto (quello che l'ascoltatore può solo immaginare). i riferimenti, neanche a dirlo, sono anche gli skinny puppy. quando ascoltiamo mania ci sembra di essere dinanzi a questa prigione futuristica, situata chissà dove, forse su lv 426, di fronte alle celle dei carcerati che battono sulle loro porte, ed ecco che poi davanti a noi si scioglie il tappeto electro, anche qui finissimo, articolato e spezzato. i breaks dominano questo episodio complesso e, al suo termine, soddisfacente. l'episodio più breve del disco è una sorta di intermezzo, session 02 (la 01 si trova sul suo lavoro precedente, del 2013), minimale e monolitico, accompagnato dalla voce narrante e da suoni allucinanti. and maggots surrounded her (the waste that was to be part ii) è un altro pavimento electro, stavolta strumentale, in cui si insinua rumore purissimo ad anestetizzare l'eventuale carica patemica che può scaturire da un brano di questo genere. anche qui, come prima, il pavimento è molto simile a quello incontrato in shining, sinistro e articolato. false impressions è il brano che più di tutti si costruisce intorno ad un semplice giro melodico, sempre scuro e proveniente da chissà quali profondità sotterranee in cui affiora dirompente una chitarra. c'è anche uno spazio relativo per la fisicità del rock, in un disco che si definisce atmosferico e che è, a ragione, un viaggio mentale verso le nostre rimozioni. wound è incentrato su giri melodici di tastiere, contesto dark ambient e organi. l'atmosfera è sacra, di una sacralità torbida e monolitica. chiude un altro episodio dark ambient della durata di dieci minuti, despondency, degno episodio di chiusura, anche se non brillante come i precedenti, se proprio si volesse cercare l'ago nel pagliaio. il viaggio è finito. la favola non insegna niente, l'happy ending non è previsto, poco importa. non è l'intenzione di chi si accinge a mettere su questo disco. siamo pronti a viaggiare ancora. uno degli album più riusciti di quest'anno. (donpelajo)

chain d.l.k.
from the beginning, i remembered why i love loss so much. crackling noise mixed with beautifully lush synth melodies dominate this album. 'perdition,' a 9 minute long instrumental track, sets the stage, but is not as ominous as previous outings. when 'the (broken) promise ring' kicks in with the expected distorted vocals, we know that we're in for a ride down into the depths of dan fox's damaged psyche. as the label explains this album, this is 'a fresh aural facsimile of his feelings, imagination and passion, transmuting pain, sorrow, love and hate into a powerful sonic ride.' although the vocals are generally distorted beyond recognition, it seems that loss uses them more as atmosphere; the content doesn't matter in those moments. or, perhaps, he is keeping back some of the content, because there is some clarity that peeks through, as with 'session 02' in which he describes a sense of loneliness and nothingness. there is also an interesting variety here; for example, 'false impressions' has an almost middle eastern vibe at times. but the music takes center stage on this release, with much less emphasis on tortured vocals. 'despondency,' for example, is an epic instrumental full of emotion. despite the album title of 'sick,' there seems to be some small sliver of hope in these compositions. or perhaps it is just resignation. i prefer to think it's the former though. for those who have criticized the unintelligible vocals on his tracks, this is the answer. this is loss at his most melodic, his most beautiful. this album weighs in at around 61 minutes.

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